July 3rd, 2009
(articolo di un imprecisato giornale terrestre censurato nel giugno 2003, solo ora reso pubblico tacitamente dai servizi segreti americani)
I Leprotti Canadesi sono una razza di conigli bipodi sviluppatasi negli ultimi tre miliardi di anni in quello che oggi chiamiamo Sud Carolina, negli Stati Uniti, anche se sono stati ritrovati i primi esemplari solo qualche giorno fa. Nascosti agli uomini per molto tempo, essendosi rifiutati (presumibilmente) di mostrarsi a noi a causa della nostra evidente ristrettezza intellettuale e del nostro voluttuoso desiderio di violenza, sono finalmente usciti allo scoperto in seguito alla scoperta del gene CL (Canadian Leveret) in alcuni DNA umani. Questo perché i Leprotti Canadesi poco più di cento anni or sono copularono con alcuni individui della nostra rozza, mentre questi ultimi erano addormentati, per dare origine all’ideologia Comunista. Il gene non tardò a manifestarsi, ed ebbe subito forte influenza sulla personalità degli uomini, ma solo recentemente si è finalmente scoperto che il comunismo non è un’idea umana, bensì un pensiero trapiantato nelle nostri menti da enti finora sconosciuti. Ci sono state differenti reazioni all’interno della nostra comunità: alcuni ribadiscono ripetutamente che il comunismo è inequivocabilmente una malattia importata dagli animali nella nostra coscienza superiore, e quindi va combattuta con tutti i mezzi possibili fin quando non sarà debellata; altri invece ammettono che l’idea del comunismo non sarebbe potuta scaturire da mente umana, vista la sublime perfezione, finalmente dimostrata scientificamente: pare che in questi giorni alcuni studiosi siano intenzionati a rivelare delle foto segrete che ritrarrebbero Marx con lo sguardo fisso sul pavimento: se in passato si poteva pensare ad un momento di pausa tra un pasto e l’altro, ora i sospetti che stesse confabulando con un Leprotto nascosto sotto un tavolo si fanno forti. Si vocifera che anche il simbolo del comunismo non sia altro che una loro invenzione, e che la famigerata falce sia solo un’iconica rappresentazione della coda di questi amabili bipodi - il martello, al contrario, dovrebbe essere semplicemente un martello, pietanza tipica della comunità Leproide, attenendosi alle dichiarazioni di un loro leader. Alcuni agenti segreti umani suggeriscono che alcuni Leprotti starebbero ideando una virus innocuo, ma in grado di farci dimenticare la nostra recente scoperta, ma è una voce, con ogni probabilità, infondata. Gli scienziati hanno scelto questo nome per la nuova razza perché la coda del primo esemplare maschio ritovato, morsa dalla moglie (del Leprotto, ovviamente), era talmente distrutta da sembrare una foglia d’acero. Un altro quesito che sta al momento circolando tra gli studiosi coinvolti dai diplomatici nell’operazione Canadian Leveret è quando gli umani si sono dimenticati che i martelli una volta crescevano dalla terra, e quindi, conseguentemente, quando ne hanno estirpato il seme e hanno smesso di piantarli, iniziando a costruirli artificialmente, trovandone un uso diverso dall’originale; molto probabilmente non c’è stata soluzione di continuità tra le due fasi.
Visto che tuttora siamo all’oscuro dell’esistenza dei Leprotti Canadesi (a meno che i media si siano rifiutati di divulgare la notizia) molto probabilmente la voce riguardante il virus era fondata.
Ma quello che è veramente interessante sapere è: da dove provengono i leprotti canadesi? L’idea che siano stati con noi per milioni di anni senza che ce ne accorgessimo è piuttosto stupida, e potrebbe venire solo a un ricercatore italiano frustrato dalla scarsa paga; no, la vera domanda è: qual è il pianeta/luogo d’origine dei leprotti canadesi? E, soprattutto, perché hanno tentato di scappare e fecondare le nostri menti?
Aiace Cherio pare li abbia incontrati nel loro habitat naturale, e sostiene anche di aver scoperto la causa del loro esodo…

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Tags: Animali Bipodi, Canadian Leverets, Comunismo, Leprotti Canadesi, Plaplandia
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June 30th, 2009
Un giorno due funghi camminavano vicini, e diventarono allucinogeni a vicenda. L’Uno raccontava storielle simpaticone all’altro, e la passeggiata sarebbe continuata per l’eternità, se non fosse stato per l’erba soffice. Sì, perché improvvisamente la via giall’asfaltata si trasformò in un verde manto erboso, e i due funghi, troppo impegnati nella loro conversazione, non si accorsero del letale cambiamento. Dopo dodici secondi presero fuoco, e, quando si accorsero del disastro che avevano combinato, erano ormai nel loro infinitamente piccolo ultimo istante di vita. La morale della storia, si dice, è che i funghi non dovrebbero mai parlare, altrimenti potrebbero imbattersi con l’erba soffice. Un’altra interessante esegesi del racconto è data dall’importanza degli aggettivi: i funghi ogni due ore devono rifocillarsi inalando terreno dall’erba, ma nel caso soprastante avevano preso fuoco ed erano morti in appena dodici secondi e un istante: questo ci dimostra come anche un semplice attributo plebeo come “soffice” (così come plebeo) in alcuni casi possa fare la differenza tra la vita e la morte. I funghi in seguito al diffondersi di questa storia presero le giuste e doverose decisioni, ma si accorsero che, camminando, non potevano non parlare, e siccome in assenza di mutismo devono avanzare e possono farlo solamente in linea retta (se non per evitare ostacoli, un’eccezione atipica ancora inspiegabile, anche a causa delle poche fonti reperibili), per inerzia sarebbero prima o poi giunti a contatto con un prato soffice. Da questo fatto nacque l’allora celeberrima frase “ogni strada porta a un soffice prato” - con poetica inversione degli ultimi due elementi sintaticci ad opera di Ugo Fongolo, che cristallizzò il verso in questa forma - dacché è impossibile, tracciando una linea retta di lunghezza infinita sopra la superficie del pianeta Terra senza renderla aliena alla forza di gravità, non imbattersi in almeno un prato soffice (o soffice prato). I Funghi giunsero alla conclusione che l’unico modo per sopravvivere sarebbe stato stare zitti, e quindi immobili, sull’erba: questa è la causa per la quale adesso sono organismi sedentari, muti e senza cervello: secondo alcuni, preferirono sopravvivere a vivere virtuosamente. Ciò ci riporta alla domanda posta nell’editoriale: meglio un giorno da fungo parlante e senza una vita o una vita da fungo scemo senza un giorno da fungo parlante?
La razza dei funghi ha scelto, ma noi possiamo continuare a dibattere sull’ardua decisione.
DA PAGINA 10 A PAGINA 15: “come sono nati i funghi velenosi?”; “I funghi riusciranno a dominare il mondo come una volta?”; “I funghi hanno creato il sole?”; “Nonna Abelarda ama i funghi?”; “I funghi possedevano la risposta fondamentale dell’esistenza?”; “Che relazione c’è tra Atlantide e la civiltà dei Funghi?”
Il povero giornalista che ha scritto non lo sapeva, ma Aiace Cherio pochi giorni dopo avrebbe incontrato l’unico Fungo Parlante ancora in vita… e, cosa ancora peggiore per ogni ricercatore Funghico, l’avrebbe pure trovato noioso.

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Tags: Aiace Cherio, Beribubbù, Dissertazione sui funghi, Funghi parlanti, Plaplandia, Prato soffice
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June 29th, 2009

[...]probabilmente già tra un anno sarà superato, ma adesso, sia se paragonato ai giochi privi di motion control, sia se paragonato a quelli per Wii di prima generazione (come il già citato Wii Sports), porta l’interazione a un livello superiore rispetto a qualunque cosa provata prima. La varietà di colpi è enorme: sono tante le direzioni che può prendere un tiro, sono ancora di più gli effetti imprimibili alla pallina che, sintetizzabili nelle due macro categorie Topspin e Backspin, vengono declinati dalle tante possibili inclinazioni del Wiimote. Tutte queste variabili, che influenzano ogni singolo colpo, esaltano la qualità complessiva degli scambi, che mai prima d’ora in un videogioco erano stati così eterogenei, numerosi e realistici.[...]
Continua su Multiplayer. Pubblicato il 29-06-09.
Tags: Grand Slam Tennis, Motion Plus, recensione, Wii
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June 24th, 2009
Ipotetica copertina per Straight Time. Cliccate sull’immagine per ingrandirla.
A possible cover for Straight Time. Click on the image to enlarge it.

Tags: Charlie, Noir, Pentel, Philadelphia, Straight Time
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June 20th, 2009
L’originale è una tela 30×60, realizzata dal Fante con gli acrilici. Il disegno è mio, così come le scritte fatte con l’UniPosca rosso. Nonostante sembri unitaria, l’immagine è formata da una base (la tela) e da un foglio lucido trasparente posato sopra (su cui è stata riportata la parte in rosso).
Omaggio alla strepitosa Climbing up the Walls delle Loro Maestà, li Radiohead.
Se volete acquistare l’originale lo vendiamo a 300 euro!
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30×60 painting: drawn by me (red strange things included) and coloured with acrylics by Fante.
Inspired by Climbing up the Walls by Radiohead.
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Tags: Alessandro Bacchetta, Andrea Fantechi, Asylum, Climbing up the Walls, Manicomio, Ok Computer, Radiohead
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June 14th, 2009
Brevi improvvisazioni domenicali. Che bello sarbbe fare un fumetto così, peccato non lo pubblicherebbe nessuno.
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Tags: Morning mi lord, Piper?, Visioni domenicali
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June 9th, 2009
Uno schizzo Bluesico per il Bonco. Cliccate sull’immagine per ingrandirla.
A bluesketch for Bonco. Click on the image to enlarge it.

Tags: Bonco, Cecco, The Blues'
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June 6th, 2009
Adoro questa posa, presto o tardi la userò per un’illustrazione. Cliccate sull’immagine per ingrandirla.
I love this pose, sooner or later I’ll use it to create an illustration. Click on the image to enlarge it.

Tags: Anatomia, Anatomy, sadness, spleen, tristezza
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June 3rd, 2009
Qualche studio/schizzo/caricatura per Max Bondino.
Some sketches for Max Bondino.


Tags: Amour Toujours, Max Bondino
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May 31st, 2009
Straight Time, first and fourth page.
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2009 © Matteo Casali
Tags: Alessandro Bacchetta, Matteo Casali, Pentel, Straight Time
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